“Bellissime” di Flavia Piccinni

Dalle agenzie pubblicitarie ai concorsi di bellezza, dagli spot televisivi alle sfilate di moda: il lavoro delle modelle si svolge spesso al chiuso di questo quadrilatero di alternative. Esiste tuttavia, all’interno di questo spazio, un angolo che molti fingono di non vedere, pur essendo in realtà perfettamente illuminato e addirittura iper-esposto su media e social network. È il mondo delle modelle bambine, considerate regine di bellezza da un esercito di genitori e di parentame vario, e in quanto tali proposte per una vera e propria carriera professionale: di breve durata, certo, ma sufficiente a inorgoglire madri e padri e a cambiare radicalmente, talvolta per sempre, lo spirito con cui quelle bambine intendono e percepiscono la crescita fisica e intellettuale.

Bellissime, di Flavia Piccinni (Fandango Libri, pp. 200, euro 16), descrive nel dettaglio chi frequenta questo mondo, i luoghi in cui si celebra il mito della bellezza infantile e le ripercussioni sul modo in cui le bambine affrontano le relazioni con le coetanee e con il mondo degli adulti. Lo fa con sguardo critico, opportunamente attento a mostrare i rischi e le storture (in qualche caso al limite dell’inaudito, come avviene nei concorsi di bellezza per bambine ospitati anche quest’anno in numerose mete estive). L’ipersessualizzazione di quei corpi interroga infatti una società intera che già è alle prese con un pesante ritardo sulla percezione maschile del corpo delle donne adulte. Va da sé che di fronte a bambine con meno di dieci anni l’aggressione psicologica assume tratti ancor più marcati, pur passando, tutto sommato, pressoché inosservata.

Piccinni si immerge nel mondo dei provini, delle sfilate di moda (su tutte, Pitti Bimbo), dei concorsi di bellezza per bambine, forse la punta dell’iceberg di questo mondo che affonda le radici nel trash televisivo e in una cultura per cui lo sguardo maschile sulle donne viene introiettato e fatto proprio anche da molte madri, nonne, sorelle. Il racconto dell’autrice è profondamente legato alla situazione nel nostro paese, ma non mancano cenni su storie riguardanti l’esplosione del fenomeno delle baby miss negli Stati Uniti, patria del pageantry, un termine che «Sintetizza l’universo che ruota intorno ai concorsi e, anche se alla lettera vorrebbe dire spettacolo sfarzoso, si tratta di molto di più. Pageantry non riguarda esclusivamente l’esibizione in sé, ma abbraccia anche quello che la precede, e naturalmente le segue, sottolineando un modo esistenziale di rapportarsi allo specchio per conquistare la piacevolezza». Piccinni si rivolge, inoltre, ad alcune testimonianze preziose che propongono un punto di vista personale e nient’affatto scontato sull’argomento, da Giulia Blasi a Melissa Panarello. Passando per Lorella Zanardo, il cui documentario Il corpo delle donne, del 2009, continua a restare drammaticamente attuale. E questo libro di Flavia Piccinni ne è la più evidente dimostrazione.