“Intuizioni” di Gian Paolo Roffi

Intuizioni. Copertina 1-778013

CentodAutore è una collana fondata da Oronzo Liuzzi e Rossana Bucci sul finire del 2014 per le edizioni Eureka dell’omonima associazione culturale di Corato. Il proposito di Liuzzi e Bucci è significativo; la poesia, edita in sole cento copie, numerate e firmate, ritrova un senso nell’operazione editoriale messa in piedi dai due poeti e poeti visivi in quanto la parola, restituita al fare, torna a fare esperienza di sé attraverso una militanza che oggi scarseggia. Ogni pubblicazione presenta, infatti, interventi manuali in copertina, realizzati dai rispettivi autori di ogni volume, caratterizzando ogni singola uscita per l’originalità e manualità della copertina che va a rendere unica ogni copia, permettendone la circolazione oltre che come libro di poesia, come opera di poesia visiva. In questi anni l’attività della collana CentodAutore si è distinta per la linea editoriale rigorosa, pubblicando autori, secondo quanto afferma il poeta e critico Giorgio Moio, «in base alla qualità, meno per il nome», affiancando, a poeti navigati dello scenario nazionale, nuove proposte; una serie di autori, dunque, che in linea con la militanza della collana tentano l’azzardo rifiutando l’atteggiamento pacificato e stagnante di questi anni.

Uscito nel mese di gennaio 2018, Intuizioni rappresenta la nuova fatica letteraria di Gian Paolo Roffi, poeta, poeta visivo, performer, poeta sonoro, autore di libri oggetto. Il libro, suddiviso in “Premesse” e “Intuizioni” con nel mezzo tre “Sequenze”, presenta i tratti edificanti la ricerca dell’autore bolognese; una poesia essenziale, frantumazione del verso, l’andamento minimale che si fa veicolo di una visione di protesta. Di formazione letteraria, Roffi porta avanti una ricerca incentrata sul frammento sia in poesia lineare, sia in poesia visiva, frantumando la regolarità del discorso, ma agendo in maniera fredda e meditando la protesta civile attraverso lo statuto coscienziale della poetica. È lo stesso autore, nella sua “Nota di metodo e di merito”, a delineare alcuni degli assi portanti della raccolta, individuando nel tema dell’intuizione il momento centrale della poetica, dove all’intuizione improvvisa segue l’appunto, rapido, poi sottoposto, in un secondo momento, alla messa a fuoco e allo sviluppo «sotto la lente d’ingrandimento della riflessione» (Roffi, p. 2). L’intuizione è innanzitutto sviluppata da Roffi nell’ottica di una riflessione su sé e sul mondo; ma ciò che rappresenta l’autore, come avvio della riflessione in generale, è prima di tutto un discorso sull’«immagine di sé come “altro da sé” da osservare» (Roffi, p. 1).

Il lavoro è, dunque, un lavoro sul linguaggio come riflessione sul mondo e sulla propria persona, ancora, frantumata ed espressa nel linguaggio stesso. Le cose materiali sono precarie e ogni “intuizione” finisce con l’essere una meditazione sullo stato del tempo, della storia e della società. Il presente, inafferrabile, è per Roffi espressione di una condizione patologica della vita: «Il poeta osserva le scatole dei suoi medicinali e medita sulla condizione patologica della vita. / leggere glicemia      colesterolo / è come leggere d’altro        o di altri. / parole senza suono / segni labili     / tracce / di segrete minacce» (p. 23). La minaccia rappresentata dal dover ricorrere ai medicinali si fa esperienza dell’altro da sé, del corpo estraneo che insidia la vita, l’esperienza quotidiana, condizionandola. Queste parole della malattia, delle malattie, accerchiate nell’uso quotidiano dei medicinali, risultano senza suono, segni labili, poiché avverse alla vita e alla sua sonorità che è ritmo, verso, spazio di intervento, pratica, azione e durata, segno le cui tracce respirano. Il lavoro sulle “tracce” è per Roffi spazio di intervento sulla pagina, oggettivazione di un senso in quanto prolungata ricerca di una forza eversiva plurale; da un lato, infatti, la spaziatura diventa corpo e senso di un vuoto, sì esistenziale, del vivente, ma anche momento privilegiato di una produzione successiva che ha nell’isolamento della parola la messa in rilievo di un tono, di un segno, di un dato elemento che restituisce l’autore al luogo dell’alterità. Questi segni, allora, diventano segni “di altri”, passaggi sulla pagina a cui «un insieme di vuoti      ai quali prima / il contenuto prestava la forma». La freddezza, ancora, dello stile minimale è valicata dalla postura visiva che nelle pratiche dell’autore persiste; dalla poesia visiva al libro oggetto, fino alla poesia lineare, Roffi insiste sulla centralità del vedere come modus operandi della sua linea poetica. Lo sguardo posato sul display digitale dell’auto, poi sulle bottiglie vuote, sui titoli di libri su una bancarella, un film francese o la Parthenocissus quinquefolia sono solo alcuni dei momenti privilegiati della visione trasformati in poesia e che permettono il superamento dell’essenzialità fredda dello stile nella coloritura esistenziale.

Francesco Aprile