“Poesie di un’estate” di Silvana Palazzo

L’estate volge, ormai, al termine portando con sé colori, sapori, umori di un tempo particolare, dilatato, sospeso. Una stagione magica, quando il fisico esalta il suo vigore, si espone alla brezza, alla salsedine, alla luce dorata. Le percezioni si amplificano e la sensazione di benessere invade ogni cellula, ogni sostanza. Il tanto agognato periodo della calma e della pace non delude mai, o quasi…

Silvana Palazzo, in Poesie di un’estate (Manni editore, pp. 120, euro 14), offre una visione dell’estate in chiaroscuro. Una stagione luminosa ma al contempo annebbiata. Felice ma ornata con punte di tristezza. La raccolta di versi, divisa in quattro parti, segue cronologicamente l’avvicendarsi dei mesi più caldi. I pensieri privati dell’autrice si fondono agli elementi naturali in un’atmosfera densa e riflessiva. Le emozioni si alternano con svariati gradienti di intensità.

Giugno, con le sue bramose aspettative, inaugura l’opera mostrando le tenebre dalle quali proviene “Navigo al buio/attaccata ad un filo/che non si spezzerà/più duro delle catene/cresciuto come/non si sa… Tutto è nero intorno/ma so che presto/una luce alla vita/mi aprirà”. E la luce giunge, puntuale, a dar speranza al futuro, a trasmettere la vita nel tempo a venire: “Silvia è un regalo/che la vita ha donato/è l’innocenza perduta/ed in lei ritrovata”.

A seguire ci parla Luglio, mese nel quale nubi, vento, mare e stelle marine accompagnano versi intensi dedicati alla poesia “C’è un poeta/che non scrive più poesie…”, “Che valore ha/una poesia?/Tanto se arriva/nell’abisso del cuore…”.

Agosto, contro ogni aspettativa, risulta il mese più sofferto. Il solleone stenta a scaldare il cuore e l’anima vaga in cerca di ristoro. “Il pensiero/si restringe/si fa nero…”, “Vorrei scavarmi/dentro/per capire/il perché di questo/mio soffrire…”, “Temo/che la mia vita/proseguirà/in avanti/senza emozioni…”. Il desiderio di un amore, però, lancia un amo di speranza: “Avrei voglia/d’innamorarmi/ancora. Di provare/la voglia convisa/della vita…”.

Infine, Settembre. La fine del viaggio, il termine corsa. Tempo di rendiconti, di tirar le somme. “Settembre/ha con sé/la malinconia/delle cose finite/e l’inquietudine/delle cose/non ancora iniziate…”. Anche il mare, elemento accogliente e rilassante, muta atteggiamento: “Il mare/a settembre/è senza parole./Pare stanco/delle troppe signore…”.

La forza della poesia, però, non delude mai. Musa soave da invocare in soccorso, porterà sollievo e restituirà la luce dorata dell’estate: “Ti prego aiutami poesia/tu che sei stata/fedele compagna/della vita mia/quando ancora la speranza/mi era sorella/ed ora non mi rimane più/neanche quella./Ti prego aiutami ora/cara poesia/perché questa vita/diventi più mia”.

Angelo Urbano