“Quante bugie hai detto questa sera” di Alessio Di Girolamo

Quante bugie hai detto questa sera (TerraRossa Edizioni, pp. 186, euro 15) è il romanzo di esordio di Alessio Di Girolamo: un esordio potente e molto audace, perfettamente riuscito dal punto di vista stilistico e dello sviluppo narrativo, e anche per il tracciato intimo emotivo del racconto.

L’incipit è fortemente significativo e fornisce la chiave multipla di lettura di tutto il romanzo. Un’opera come un cerchio aperto, un racconto che riunisce in sé più livelli di realtà, più punti di accesso, e permette al lettore un’azione che solo pochi scrittori sono in grado di fare: rientrare nel testo, rileggerlo con una nuova linea interpretativa.

In apertura siamo catapultati senza alcuna introduzione nella riflessione di una donna di cui non sappiamo l’età, ricorda che quando era bambina si guardava a lungo le mani ed esprimeva un desiderio. Si guardava a lungo le mani, in tutti i loro dettagli, fino a quando aveva la certezza assoluta che fossero proprio le sue mani. Basterebbero questi primi due dettagli per farci capire che Anna, la protagonista, è una donna che parla da adulta ma cade a tratti in un linguaggio ancora da bambina, un essere umano che si guarda le mani e ha bisogno di tempo per riconoscersi individuo. Un essere umano che solo dopo essersi riappropriato del proprio io può aprire gli occhi e guardare il mondo, sentirlo e viverlo, ma soprattutto può “perdonare tutti. Senza alcuna eccezione”.

Improvvisamente poi in questo primo capitolo troviamo un cambio di ritmo: un dialogo a due voci dentro un singolo corpo, un corpo disabitato che si chiama Anna ma che ora non ha più un nome. Anna si chiede spiegazioni, chiede la verità, suggerisce alle corde vocali di esplodere in un urlo, esamina le parti del corpo che riesce a sentire e quelle che non riesce a muovere. Pare sia vittima di un abuso, di una violenza feroce e totale. E da questo dialogo a due voci che si fonde in una sola compare una risposta al dolore insolita: “vorrei tanto toccarmi… mi ha sempre aiutato (…) Ho bisogno di toccarmi per non piangere: di toccarmi per rallentare il battito… Calma!”. Nel dolore più estremo dove ci dice di trovarsi Anna pensa che ha bisogno di toccarsi nelle parti intime, parti che sente ferite e lacerate. Rispondere al dolore con una forma di piacere frenetica e privata è una cosa insolita, è una cosa che non si dice.

Alessio Di Girolamo ha la straordinaria capacità di mimetizzarsi a livello immaginativo e descrittivo nella parte più intima di una donna. Una esattezza e una precisione che forse le donne stesse si negherebbero per pudore. La scoperta del proprio corpo per le donne è un atto difficile e segreto, spesso avviene anche diversi anni dopo il primo rapporto sessuale. La vagina è un organo che si svolge all’interno, è di per sé un organo rinchiuso e con un accesso spesso doloroso. Il piacere sessuale la donna lo scopre da bambina ma le viene subito proibito come qualcosa di pericoloso, come qualcosa di sporco, deve essere taciuto. Le prime stimolazioni sono un patto segreto tra quella cosa che le piace tanto sfregare e il suo prezioso silenzio. Per Anna inizia sull’autobus di scuola, uno sfregare lieve e poi forte per le frenate improvvise. Non sa cosa sia, sa che è meglio non farne parola, si accorda al movimento del bus e ogni giorno è una certezza, un rinnovo di quella promessa segreta.

Di Girolamo ci mostra come un autore sia capace di mimetizzarsi nel corpo e nelle emozioni più intime e fisiche di una donna. Per me è stata una conferma: ho sempre pensato che gli artisti, se tali sono davvero, abbiano la possibilità di entrare in tutte le sfere dell’umano, donna o maschio che sia, farle proprie, rubarne il corpo e i pensieri. Lui in questo esordio lo fa, con naturalezza, portando il lettore in quel mondo magmatico e liquido che è la sessualità femminile. Un libro, questo, che ripercorre tutte le tappe della scoperta del piacere, dall’autoerotismo più privato e taciuto fino a rapporti sessuali più estremi e quasi esibiti. La storia personale di Anna si svolge partendo dai segreti, a ogni passaggio di “grado sessuale” anche la storia famigliare si apre: nitida e quasi statuaria la figura della nonna, mutevole e sfuggente la figura della madre che si trasforma nella narrazione fino a diventare competitiva, una figura ridotta a pochi e vaghi contorni quella del padre. Si intuisce che il trauma stia lì, in quello che non si conosce, nell’unica figura disegnata enorme sui fogli bianchi della scuola elementare, un papà gigante nel ricordo di una bambina.

Ad Anna si crede, si crede ciecamente per tutto il libro. Anna è brava a farci stare dalla sua parte anche quando non approviamo per decenza o per pudore o per vergogna quello che fa. Ma capiamo la sua ricerca di amore, capiamo che dal corpo di un uomo sta cercando amore, una parola sentita solo una volta da un bambina. Anna pensa che dal piacere suo e altrui si possa riscattare la pace di un sentimento. Il lettore è portato istintivamente a stare dalla parte di una vittima che è abusata e abusa a sua volta, è il cerchio nero della violenza, da vittima a carnefice il passo è breve. Il titolo però ci ricorda una cosa Quante bugie hai detto questa sera è un monito continuo, dice al lettore di stare attento. E infatti lungo tutto il romanzo sono disseminati degli indizi: Anna di sicuro ha perso l’innocenza, avrà perso anche la verità? E l’inizio del libro torna, torna continuamente il momento in cui Anna si guarda le mani, osserva che le linee siano tutte al posto giusto. Possiamo quindi fidarci di un narratore che si guarda le mani per riconoscersi? Quante bugie ci ha detto Anna questa sera?

Anna può essere tante persone, può essere la bambina che scopre il piacere, la giovane donna precoce, la vittima di una o più violenze e infine una persona disturbata e alterata fermata con cinghie strette in un ospedale. Non sappiamo quante Anna stiano dentro a una sola, ma in questo libro abbiamo la possibilità di abitarle tutte quasi contemporaneamente.

Clery Celeste