Category Archives: Building Apulia

“Mi si scusi il paragone” di Daniele Sidonio

La canzone d’autore. La poesia in forma di musica. Ma anche la relazione dei cantautori con la scrittura letteraria tout court. Questi e altri spunti di interesse sono al centro del libro di Daniele Sidonio, Mi si scusi il paragone (MusicaOs, pp. 202, euro 15). Il paragone del titolo è quello cui si riferisce Francesco Guccini in un’intervista inedita concessa all’autore e riportata all’interno del volume: «uno scrittore o un autore di canzoni è come un maiale […] perché il maiale più lo nutri, più quando lo uccidi è grasso e ti dà soddisfazione. Così uno che scrive, più ha messo dentro più può riprodurre qualcosa in maniera completa». E il nutrimento di un autore di canzoni è certamente vario: attraversa la letteratura (quando non è egli stesso un letterato: si pensi ai testi di Pier Paolo Pasolini per Domenico Modugno, o a quelli di Roberto Roversi per Lucio Dalla), incontra i conflitti sociali, s’imbeve della pluralità linguistica del proprio territorio d’origine o della quotidianità.

L’autore, laureato in Filologia Moderna, critico musicale e collaboratore di riviste e siti web, raccoglie dunque in questo volume documenti di diverso genere: non solo analisi sui testi, che pure ne costituiscono il cuore, ma anche interviste a cantautori e critici musicali sul tema del rapporto tra musica e scrittura. Tra questi ultimi, troviamo Paolo Talanca, direttore del Premio Lunezia, e Giò Alajmo, ideatore del premio della Critica al Festival di Sanremo: due riconoscimenti che, per l’appunto, considerano principalmente il valore del testo di una canzone, e che si pongono in relazione diretta con quei premi (come quello intitolato a Eugenio Montale) che hanno visto nel corso degli anni, tra i vincitori, cantautori di alta levatura come Paolo Conte, Franco Battiato e lo stesso Guccini.

Chi sono, dunque, i cantautori i cui testi Sidonio studia nel suo libro per dimostrare, come dice Alajmo, che «la canzone non è altro che una poesia che ha ritrovato la sua melodia»? Oltre al Maestrone, troviamo Fausto Mesolella e il suo tentativo di portare in musica dodici liriche di Stefano Benni (di entrambi, nel volume, è riportata un’intervista inedita), Vinicio Capossela (già candidato al Premio Strega, a sottolineare il legame indissolubile tra i suoi brani e la sua scrittura letteraria), incursioni nel rock con i Marlene Kuntz e il Teatro degli Orrori, e anche esponenti dell’ultima leva di cantautori, da Dente a Vasco Brondi e Brunori Sas; per chiudere, quindi, con il “rap colto” di Caparezza.

Di questi e altri argomenti affrontati nel libro si parlerà venerdì 24 marzo alle ore 10,30 nel primo incontro della nuova edizione della rassegna “Building Apulia”, promossa dalla Biblioteca del Consiglio Regionale della Puglia in via Giulio Petroni a Bari. Al fianco di Daniele Sidonio ci sarà l’autore di un altro libro dedicato alla musica e in particolare alla canzone d’autore: Fulvio Frezza, con il suo Canzoni del Tempo (Florestano).

“Passaggio in Capitanata” a cura di Antonio Motta

Passaggio in Capitanata. Scritti di viaggiatori italiani 1683-1982 (a cura di Antonio Motta, Claudio Grenzi Editore, pp.  352, euro 28) è un libro di viaggi fatti da religiosi, storici, economisti, botanici, militari, poeti e scrittori italiani nell’arco di trecento anni. Ma è anche un dossier straordinario dell’anima di un territorio, con i paesi di pietra dei Monti dauni a sud, l’acrocoro cangiante del Gargano a nord, la vasta pianura del Tavoliere di Puglia nel mezzo. Per secoli il Tavoliere fu il teatro della transumanza, che alimentò con le sue entrate il più cospicuo forziere del Mezzogiorno, la Regia dogana della mena delle pecore, voluta da Alfonso d’Aragona. In questo libro che si legge come un romanzo, i viaggiatori raccontano tutto questo, ma anche la bellezza trascurata del paesaggio, la forza del sacro con la città dell’Arcangelo Michele e l’affascinante mistero delle stimmate di Padre Pio.

Il percorso curato da Antonio Motta ha inizio con un brano tratto dal Viaggio nelle Puglie del francescano Egidio Mattielli, datato 1683. Subito dopo, con un salto di oltre un secolo, si arriva all’ultimo decennio del diciottesimo secolo, epoca alla quale risalgono i resoconti di Francesco Longano e Giuseppe Maria Galanti. Dall’Ottocento, Motta ha recuperato brani di Serafino Gatti, Cesare Malpica, Michele Zigarelli, Giuseppe Ballarini (militare impegnato nella campagna contro il brigantaggio) e dello storico della letteratura (e deputato eletto proprio in Capitanata) Francesco De Sanctis.

Appartiene invece al Novecento la gran parte dei resoconti inclusi in questo volume: si parte da Giulio Ferrari, Antonio Beltramelli, Alessandro Trotter, Antonio Baldini, ai quali seguono brani tratti da alcuni tra i più importanti scrittori del secolo, perlopiù reclutati quali autori di reportages per quotidiani e riviste: da Riccardo Bacchelli a Giuseppe Ungaretti, da Corrado Alvaro a Vasco Pratolini, da Igor Man a Maria Luisa Spaziani (entrambi in visita a San Giovanni Rotondo). E poi ancora Orio Vergani (in viaggio sulle tracce di Leontine De Nittis), Anna Maria Ortese, Giovanni Russo, Demetrio Vittorini, Amedeo Maiuri, Tommaso Fiore, l’immancabile autore del Viaggio in Italia Guido Piovene, Virgilio Lilli, Pier Paolo Pasolini, Cesare Brandi, Antonio Mallardi, Roberto Roversi, Alfonso Gatto, Pasquale Soccio, Mario Soldati, Giuseppe Cassieri e Domenico Rea.

Il curatore del volume, Antonio Motta, è nato a San Marco in Lamis sul Gargano nel 1946. Poeta, scrittore, saggista, ha fondato il Centro Documentazione Leonardo Sciascia/Archivio del Novecento e la Biblioteca degli scrittori. Dirige la rivista di letteratura “Il Giannone”. Collabora a “Nuova Antologia” e ad “Appennino”. Tra le sue opere ricordiamo le prose: Con Bufalino nell’atelier di Guccione, Giorni felici con Leonardo Sciascia, Luce incantata. Viaggio sentimentale attraverso il Gargano, Bruno Caruso. Pittore di ragione, Legature. Alla ricerca dei libri di Leonardo Sciascia, Sciascia dal Gargano alla Noce con 30 fotografie di Guy Michel Bassac, Leonardo Sciascia: passeggiate e conversazioni, Il silenzio profanato, La casa di via Calvitto; le poesie: L’albero di gelso (1974-1998); i saggi: Mario Rigoni Stern, Invito alla lettura di Saverio Strati, Bibliografia degli scritti di Leonardo Sciascia, Stefano Vilardo, A scuola con Leonardo Sciascia. Conversazione con Antonio Motta; le antologie:Oltre Eboli: la poesia. La condizione poetica tra società e cultura meridionale 1945-1978, Leonardo Sciascia: la verità, l’aspra verità, Vita di Padre Pio attraverso le lettere.

Concorso per scrittori emergenti Building Apulia 2016

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Scade il 30 settembre 2016, il concorso riservato ai giovani autori pugliesi indetto dalla Biblioteca del Consiglio Regionale della Puglia “Teca del Mediterraneo”, giunto alla quarta edizione. Il concorso, che ha l’obiettivo di promuovere i giovani autori pugliesi – under 30 – di romanzi e saggi inediti, è una delle iniziative della rassegna “Building Apulia: la Puglia che scrive, che edita, che parla di sé”, giunta quest’anno alla tredicesima edizione.

Le opere saranno esaminate da una Giuria i cui voti determineranno la classifica finale. In palio due premi: 2 mila euro al primo classificato e mille euro al secondo; il contributo sarà erogato da “Teca del Mediterraneo” direttamente all’editore scelto dai premiati per la pubblicazione. Sono ammessi al concorso romanzi e saggi inediti di lunghezza inclusa tra 120.000 e 240.000 battute (spazi inclusi). Non sono ammessi testi poetici o opere collettive. Le opere devono essere in lingua italiana. La partecipazione al Concorso è inoltre interamente gratuita.

La proclamazione ufficiale dei vincitori e la premiazione avverranno nel corso del cerimonia conclusiva della rassegna “Building Apulia”, in programma a dicembre 2016 presso la sede del Consiglio Regionale della Puglia. La partecipazione al concorso è interamente gratuita. La data ultima per l’invio degli elaborati è il 30 settembre 2016 (farà fede il timbro postale). Le opere potranno essere inviate con raccomandata con avviso di ritorno o consegnate a mano presso la Biblioteca del Consiglio Regionale della Puglia – Via Giulio Petroni19/A – 70124 Bari.

Il bando integrale e gli allegati sono disponibili cliccando qui.

“Se non resta che il diluvio” di Tilde Pomes

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Il primo collegio dei docenti dell’anno è un po’ come il primo giorno di scuola per gli studenti. Vecchi e nuovi colleghi si ritrovano per stabilire le procedure, per lo più burocratiche, che avviano le attività: ci si confronta sugli orari delle lezioni, si fa la conoscenza di giovani docenti magari alla loro prima esperienza, si tirano le somme dell’estate e dell’anno scolastico precedente, con il suo carico di ripetenti, e si accolgono le richieste di nuove iscrizioni. Il giorno del primo collegio dei docenti i corridoi sono ancora silenziosi, le aule hanno fermato il tempo a tre mesi prima, con i disegni sconci sui banchi e le frasi d’amore sulle lavagne. Tutto sembrerebbe essere sereno, in un clima tutto sommato leggero di ritorno alle attività scolastiche. Ma è davvero così?

All’I.T.C. Borgia – nomen omen – l’aria è invece assai più surriscaldata, e non soltanto per gli ultimi fuochi della calura estiva. I professori si confrontano, è proprio il caso di dirlo, senza esclusione di colpi, di fronte a colui che dovrebbe mantenere l’ordine, il famigerato dirigente scolastico, professor Aristide Diluvio. E infatti Non ci resta che il diluvio (Manni Editori, pp.  176, euro 15) è il titolo del romanzo di Tilde Pomes che racconta con ironia questa stravagante compagnia di professori, immaginando una circostanza perfettamente reale attraverso l’uso di specchi deformanti. Il risultato è un «teatro dell’impossibile», in cui per una volta il racconto del mondo della scuola fa a meno dei suoi tradizionali protagonisti, vale a dire gli studenti, concentrandosi esclusivamente sugli insegnanti, corpo del quale la stessa autrice fa parte.

Pur in assenza degli studenti, il romanzo ha radici ben piantate nel mondo dei social: è su un gruppo Facebook, infatti, che alcuni degli insegnanti che partecipano a quel tragicomico collegio dei docenti pubblica i suoi resoconti. C’è lo spagnolo Miguel Favareto Landròn con i suoi intercalari ispanici, Agnello Rossi che non può fare a meno del suo dialetto napoletano, c’è la spagnola – soltanto di nome – Mariolina De La Barca. Ognuno di essi offre uno spaccato di quella giornata e della scuola nella quale dovrà affrontare l’anno che si apre. Una scuola nella quale i problemi, nonostante il sarcasmo che innerva il romanzo, sono drammaticamente reali: come la presenza di studenti stranieri, i più penalizzati negli scrutini del Borgia, o come gli atti di vandalismo nel laboratorio di chimica che fanno andare su tutte le furie il professor Agnello Rossi. E poi le gelosie tra insegnanti, il confronto tra generazioni diverse del corpo docenti, le lunghe relazioni burocratiche risolte con uno spinto copia-e-incolla. Questioni su cui questo romanzo, con un sorriso un po’ amaro, aiuta a non dimenticare.

Stefano Savella

“Building Apulia”, il calendario della nuova edizione

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Riprende mercoledì 23 marzo alle ore 10,30 presso la Teca del Mediterraneo – Biblioteca del Consiglio Regionale della Puglia, la rassegna Building Apulia – La Puglia che scrive, che edita, che parla di sé, giunta alla tredicesima edizione. Anche quest’anno alcuni scrittori della nostra regione saranno chiamati a presentare i loro lavori più recenti di fronte a un pubblico composto prevalentemente da giovani lettori, provenienti quest’anno da quattro istituti scolastici della provincia di Bari: l’ITCGT “Salvemini” di Molfetta, l’IPSSAR “Perotti” di Bari, l’IISS “Colamonico-Chiarulli” di Acquaviva delle Fonti e l’IISS “Pinto” di Castellana Grotte. Insieme a loro, il fedele gruppo di lettura di utenti della biblioteca regionale, che ha sede a Bari in via Giulio Petroni 19/a.

La prima parte della rassegna avrà luogo fino alla fine di maggio, e prevede cinque incontri, ognuno dei quali dedicato, come sempre, ad un argomento specifico trattato da due libri diversi. Nel primo, saranno di scena due romanzi gialli: Gabriella Genisi presenterà Spaghetti all’assassina (Sonzogno), l’ultima avventura della commissaria Lolita Lobosco; Paolo La Peruta parlerà invece del suo secondo romanzo, Senza Pace (pubblicato da Manni). Il secondo incontro si terrà l’8 aprile e vedrà al centro la musica, con i romanzi di Stefano Delacroix, Calm beach (I libri di Emil), e Francesco De Giorgi, I bassisti muoiono giovani (Musica Os).

Il 22 aprile spazio alla poesia, con le raccolte in versi di Giuseppe Goffredo, Nessuna solitudine è più vera dell’azzurro dopo ogni spavento (Poiesis) e Mario Pennelli, Canti di terra e di mare (Fal Vision). Ospite unico della giornata del 13 maggio sarà Francesco Caringella, scrittore e consigliere di Stato, che presenterà i suoi ultimi due libri Dieci minuti per uccidere e Non sono un assassino (Newton Compton). Infine, il 27 maggio, ultimo appuntamento della prima parte della rassegna dedicato al mondo della scuola, con i libri di Tilde Pomes, Se non resta che il diluvio (Manni) e di Antonella e Franco Caprio, Non c’è Cuore (Betelgeuse).

“Inchiostro di Puglia” per la cerimonia finale di Building Apulia

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Con la cerimonia ufficiale di oggi alle ore 10 presso l’aula del Consiglio regionale della Puglia, si conclude anche l’undicesima edizione di Building Apulia, la rassegna della Teca del Mediterraneo rivolta alla valorizzazione dell’editoria e degli scrittori pugliesi. Per il terzo anno consecutivo, nel corso dell’incontro, verranno proclamati i vincitori del concorso letterario dedicato ai giovani autori emergenti, organizzato dalla stessa Biblioteca del Consiglio regionale: ai due premiati saranno consegnati contributi per la pubblicazione della loro opera (romanzo o saggio) presentata per il concorso. Altro appuntamento consueto per gli incontri finali della rassegna è la premiazione delle migliori recensioni degli studenti partecipanti alle presentazioni per tutto il 2015, appartenenti alle quattro scuole aderenti al progetto.

Ad arricchire il programma della manifestazione si aggiungerà anche la presentazione di Inchiostro di Puglia, il fortunato libro di racconti realizzato dopo il successo dell’omonimo blog fondato da Michele Galgano (Caracò Editore, 240, euro 12). Trentasei racconti in tutto, tra cui nomi molto noti del panorama letterario pugliese, da Nicola Lagioia a Cosimo Argentina, da Alessio Viola a Cristina Zagaria, senza dimenticare voci più giovani o altre di particolare spessore narrativo. L’esito è un viaggio, rigorosamente su un trerrote, attraverso tutta la Puglia, dal Salento alla Capitanata: l’emigrazione dalla nostra regione, l’unicità di certi suoi luoghi e il ricordo di episodi della giovinezza sono i temi principali con cui gli autori hanno voluto partecipare a questo volume, una cui caratteristica è quella di essere in vendita esclusivamente presso librerie indipendenti di tutta Italia.

Ospiti di Building Apulia nell’incontro di venerdì saranno due autori pugliesi presenti all’interno di Inchiostro di Puglia: Gabriella Genisi e Renato Nicassio. L’autrice nota per i romanzi che hanno per protagonista il Commissario Lolita Lobosco, pubblicati per Sonzogno e Marsilio, dedica il suo racconto alla spiaggia di Cozze, poco a sud di Bari: luogo frequentato da poche decine di persone durante l’inverno, che diventano alcune migliaia nei mesi più caldi, scatenando la diffidenza di residenti, pescatori e di coloro che vi si ritrovano anche negli altri mesi dell’anno: un luogo speciale, che acquisterebbe una notorietà ancor maggiore se, suggerisce l’autrice, il suo nome cozzalo fosse tradotto nel più esotico Mytilos; perdendo però, probabilmente, gran parte del suo fascino.

Nicassio ha pubblicato, per Wip Edizioni, Un moderato delirio, e anche in questo racconto torna a occuparsi di Bari, mentre è in compagnia di un suo vecchio amico trasferitosi al Nord e ritornato in città per un breve periodo: quest’ultimo, attraversando il centro murattiano e poi il lungomare, si ritrova a riflettere su alcune caratteristiche tipiche del capoluogo pugliese: «Bari è più, come dire, una capitale. Una capitale di periferia. Siamo ai margini dell’Impero. Non dentro ma non completamente fuori. Ci sta l’aeroporto internazionale ma non troppo. Ci sta la stazione ma senza l’alta velocità. Insomma, abbiamo qualche vantaggio, diversi svantaggi ma alla fine – se ci pensi – nessuna reale rottura di cazzo».

“Una famiglia, una città. I Della Marra di Barletta nel Medioevo” a cura di V. Rivera Magos

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Uno dei luoghi più rappresentativi di Barletta, soprattutto dopo il restauro concluso nel 2005, è indubbiamente il Palazzo della Marra, che ospita ora la Pinacoteca Giuseppe De Nittis e che negli ultimi anni è stato cornice di prestigiose mostre d’arte di respiro nazionale. Ma qual è la storia della famiglia che dà il nome al Palazzo? In quale contesto storico ha fatto parte dell’élite cittadina e a quando risalgono i lavori che hanno reso unica questa costruzione grazie alle decorazioni barocche? Queste e altre domande trovano risposta nel volume collettaneo Una famiglia, una città. I Della Marra di Barletta nel Medioevo (Edipuglia, pp. 208, euro 25), esito di una giornata di studi svoltasi nel settembre 2013 in quella stessa cornice. Curatore della pubblicazione, che verrà presentata questa mattina alle ore 10,30 nell’ambito della rassegna Building Apulia presso la Teca del Mediterraneo a Bari, è Victor Rivera Magos, studioso di storia medievale e tra gli ideatori e fondatori dell’Associazione del Centro di Studi Normanno-Svevi.

Il casato dei Della Marra di Barletta è considerato tra quelli protagonisti della storia del Mezzogiorno d’Italia in età medievale e moderna. Originari di Ravello, famiglia di cambiavalute e banchieri, il ramo barlettano si strutturò alla fine del secolo XII dalla discendenza di Giovanni di Giozzo. Emancipatisi grazie al rapporto di fidelitas di alcuni loro esponenti con Federico II e i sovrani angioini, ‘tecnocrati’ – come li definì Norbert Kamp – i Della Marra di Barletta completarono il loro percorso di anoblissement alla fine del secolo XIII. Baroni del Regno, imparentati con alcune tra le più potenti famiglie feudali del Mezzogiorno, lasciarono tracce del loro passaggio non solo a Barletta, ma anche in Puglia e a Napoli.

Tra gli altri aspetti di particolare interesse del volume, emerge in particolare il conflitto scoppiato a Barletta intorno al XIII secolo tra gli stessi Della Marra e una famiglia rivale, i De Gattis. Una rivalità per certi versi simile (pur con le dovute differenze) alle altre che ebbero luogo, in quegli stessi anni, nei Comuni dell’Italia settentrionale, e legata con ogni probabilità a interessi configgenti di natura politico-economica: «Si può ipotizzare – si chiede infatti il curatore nel suo saggio – che il conflitto latente tra le due famiglie possa aver trovato un luogo di scontro politico nel ‘cantiere’ della nuova chiesa di Santa Maria, intorno alla quale sembra regolarsi il processo di strutturazione dell’universitas che, con fatica, si svolge lungo tutto il secolo XIII?».

Gli altri contributi del volume, che affrontano aspetti sia di carattere più generale legati all’età sveva e angioina nella città di Barletta, a quel tempo in grande sviluppo, sia aspetti più particolari sulla storia della famiglia dei Della Marra e dei palazzi di loro proprietà, appartengono a Pasquale Cordasco, Annangela Germano, Mauro Malcangi, Fulvio Delle Donne, Francesco Violante, Antonio Massimo Diviccaro, Luisa Derosa, Luigi Nunzio Dibenedetto e Giulia Perrino, mentre l’Introduzione è affidata a Maurizio Triggiani e le Conclusioni a Francesco Panarelli.

“Castel del Monte. Manuale storico di sopravvivenza” di Massimiliano Ambruoso

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«Nella rilettura del passato, anche le cose false, se ripetute continuamente, finiscono col diventare vere, o, meglio, con l’essere credute tali: il che, purtroppo, è lo stesso»: sono parole dello storico Fulvio Delle Donne che ben si adattano a una molteplicità di eventi storici, appartenenti sia al passato più lontano sia a quello più recente (talvolta anche a quello distante soltanto pochi giorni o poche ore, come insegnano i fatti di Parigi e un certo loro racconto che ha ottenuto grande enfasi sui social network). In questi ultimi casi si parla ormai comunemente di “complottismo”; se invece ci riferiamo a un contesto storico propriamente detto, possiamo quantomeno parlare di errori metodologici, talvolta veri e propri intestardimenti su teorie che trovano scarso o nessun sostegno nelle fonti ufficiali.

Il lavoro di Massimiliano Ambruoso, Castel del Monte. Manuale di sopravvivenza (Caratteri Mobili, pp. 276, euro 20) compie un’operazione lucida e metodologicamente solida di smascheramento di tante leggende sul maniero federiciano che, complici anche alcune trasmissioni televisive, godono oggi di grande diffusione. L’autore, peraltro, è stato responsabile di un gruppo di ricerca storico specificamente orientato su Castel del Monte, collegato all’attività della cattedra di Storia medievale della Facoltà di Lettere dell’Università di Bari tenuta da Raffaele Licinio, a cui vanno attribuiti altri studi importanti compiuti in passato per diradare le nubi provocate da «improbabili quanto grottesche identità» attribuite al maniero.

Dopo la Presentazione di Franco Cardini e un primo capitolo che fa già luce su alcuni aspetti dirimenti come la datazione della costruzione del castello (perché di questo, nonostante alcuni pareri contrari, si tratta), sono soprattutto il secondo e il terzo capitolo ad approfondire le altre questioni sollevate da certa pubblicistica (e anche da alcuni addetti ai lavori) a partire dagli anni Settanta del Novecento e fino ai giorni nostri: questioni che hanno dipinto Castel del Monte, di volta in volta, come un tempio, una cattedrale laica, un regno esoterico, uno scrigno esoterico, un osservatorio astronomico e addirittura un hammam.

Già la definizione di castrum, presente in una fonte dell’epoca spesso messa da parte, dovrebbe invece sciogliere i dubbi sull’esatta destinazione del castello. Così come non trova fondamento, come sottolinea Ambruoso, la suggestione secondo cui il maniero sarebbe stato costruito in un sito remoto: proprio da lì passava in realtà, almeno fino al XIV secolo, un’arteria che collegava il territorio di Andria, Trani e Barletta con quello fra Gravina, Altamura e il Garagnone. E per quanto riguarda l’assenza di un fossato, o persino il senso antiorario delle scale a chiocciola, l’autore rileva la presenza di simili o identici particolari in altri castelli edificati sempre sotto il regno di Federico II (come in quello di Castel Maniace, nei pressi di Siracusa). Per concludere con i calcoli addirittura approssimativi, quando non errati, che indicherebbero un’origine “cabalistica” o addirittura egizia nella costruzione di Castel del Monte: anche in questi casi, l’autore propone una lettura dei fatti che punta a contestualizzare la progettazione del maniero nel proprio contesto temporale, allontanandola da un’immaginario diffuso che subisce «l’appeal esercitato dai Templari, dal Graal, dalle coincidenze astronomiche, e da tutte quelle valenze esoteriche associate alla costruzione federiciana».

Il volume di Massimiliano Ambruoso sarà presentato venerdì 27 novembre, alle ore 10,30, presso la Teca del Mediterraneo – Biblioteca del Consiglio Regionale della Puglia, nell’ultimo incontro della rassegna Building Apulia, insieme al volume Una famiglia, una città. I Della Marra di Barletta nel Medioevo (a cura di Victor Rivera Magos, Edipuglia), prima della cerimonia finale prevista per il 18 dicembre.

Stefano Savella