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Comunicati AIE e Losappio sui tagli all’editoria

«Siamo profondamente indignati per un provvedimento improvviso, non annunciato e che per la sua applicazione immediata sconvolge tutte le pianificazioni commerciali del mondo dell’editoria libraria’. È dura la reazione del presidente dell’Associazione Italiana Editori (AIE) Marco Polillo dopo la lettura in Gazzetta Ufficiale del decreto, pubblicato ieri sera, che abolisce da un giorno all’altro le tariffe agevolate postali per tutta l’editoria libraria, quotidiana e periodica. ‘Al di la’ del merito e delle ragioni dell’iniziativa – ha proseguito Polillo – siamo allibiti del fatto che in nessuna occasione ne’ Poste, ne’ gli organi istituzionali competenti ci abbiano dato la minima indicazione di una decisione imminente e sconvolgente per il nostro settore. Le ricadute saranno pesanti non solo in termini economici per la vita delle case editrici, ma anche per la cultura e l’informazione del paese: il canale postale e’ infatti uno strumento fondamentale di diffusione dei libri, soprattutto in quelle zone d’Italia non servite da librerie’. ‘Risulta quindi indispensabile – ha concluso Polillo – un ripristino immediato delle tariffe agevolate e un’apertura del dialogo per l’individuazione di soluzioni sostenibili per tutti i settori interessati’».

«Per le sue politiche di “tagli” e di presunto “risparmio” il Governo Nazionale ha pensato bene di prendersela con le piccole case editrici individuate, evidentemente, come la centrale degli “sprechi”.
Con il decreto interministeriale del 30 marzo 2010 è stata sospesa l’applicazione delle tariffe agevolate relative ai pacchi postali per l’editoria.
Da ieri, dunque, viene applicata la tariffa piena ai pacchi editoriali eliminando le agevolazioni per l’editoria.
Per il governo, dunque, se si spediscono colombe pasquali o libri non c’è differenza.
La differenza purtroppo la conoscono bene le tante piccole case editrici che sono il vanto dell’Italia e della nostra Regione e che ora rischiano il soffocamento anche per queste scelte governative così insensate e penalizzanti» (Michele Losappio, assessore al Lavoro della Regione Puglia).

“La vergine napoletana” di Giuseppe Pederiali

La vergine napoletana di Giuseppe Pederiali (Garzanti 2009, pp. 522, € 18,60) narra il viaggio intrapreso da Giovanni Vezzani, medico modenese, e di Yusuf Ibn Gwasi al-Kalsa, guerriero saraceno, alla ricerca di un erede degli Hohenstaufen dopo la decapitazione di Corradino di Svevia nel 1268, nel disperato tentativo di ridare lustro all’aquila sveva, dopo l’avvento degli Angioini.

L’autore attraverso le peregrinazioni e le peripezie dei personaggi fa rivivere i luoghi caratteristici della dominazione sveva, come Castel del Monte e Castel dell’Ovo, città multietniche come Melfi e Lucera, che al lettore abituato a visitarli vuoti e privi di vita o trasformati dalla modernità, assumono una caratterizzazione più significativa e densa di maggiori emozioni. Napoli è descritta come una città delle meraviglie, colorata, piena di mercanti e viandanti, in perfetta armonia con le acque cristalline del golfo sul quale nasce, in contrasto con episodi cruenti e violenti, come il massacro degli Ebrei alla Iodeca, alternati ad altri divertenti, come quello della scorfana.

La storia è resa avvincente dai continui colpi di scena e dalla suspance che percorre le pagine del libro. Sembra di assistere di persona con partecipazione emotiva, con numerose analessi, ai momenti importanti e cruciali, come la morte di Federico II di Svevia a Castel Fiorentino o la decapitazione di Corradino al Moricino, grazie all’abbandono dell’io narrante che lascia posto a quello di primo grado. Da non tralasciare è il valore simbolico di alcuni elementi: la morte dell’aquila di Federico II, presagio della decadenza e dell’imminente fine della dinastia sveva, la nebbia, contro la quale Ciommo combatte invano, simbolo dell’utopia della loro missione e dell’inutile sforzo.

L’opera è certamente interessante non solo per i suoi contenuti storici, per gli episodi inverosimili, ma anche perché all’interno di essa vivono argomenti di stretta attualità come l’infanzia negata, ad esempio nelle parole di Corradino quando si trova imprigionato prima della sua esecuzione capitale: «Il pensiero corse poi a sua madre e subito dagli occhi sgorgarono lacrime. Un pianto che veniva dal cuore… Riscoprì di essere solo un bambino, o poco più, bisognoso delle carezze materne…» Corradino è come tutti quei bambini e ragazzi privati della loro infanzia e fanciullezza per essere messi a lavorare o addirittura a combattere. Le altre tematiche vanno dall’antisemitismo e il razzismo, nel massacro dei giudei, all’intolleranza verso chi è diverso non solo per il colore della pelle o per la religione, ma per il suo aspetto fisico, come l’Uerco.

Giuditta Antonacci

“La via Egnazia” di Nino Lavermicocca

Venerdì 18 settembre, alle 11.00, presso la Teca del Mediterraneo, nell’ambito della sesta edizione della rassegna “Building Apulia” – Costruendo l’identità della Puglia – La Puglia che scrive, che edita, che parla di sé, promossa dal Consiglio regionale della Puglia, ci sarà la presentazione del libro La via Egnazia itinerario di identità europea di Nino Lavermicocca, edito da Pagina. Nino Lavermicocca (Bari 1942), già Direttore Archeologo presso la Soprintendenza Archeologica della Puglia, in qualità di responsabile del settore medievale della Regione, ha condotto scavi programmatici ed esplorazioni di archeologia medievale sul territorio, in siti e villaggi compresi fra tarda antichità ed età bizantina. Promotore di associazioni culturali e animatore di dibattiti, mostre, attività didattiche, itinerari turistico-culturali, ha al suo attivo numerose pubblicazioni di carattere scientifico e divulgativo. Per i nostri tipi ha curato, insieme a N. Cortone, i cinque volumi della serie Canti di strada (2001-2003) e ha pubblicato nel 2003 Bari Bizantina. Capitale mediterranea e nel 2006 Bari Bizantina. 1071-1156: il declino.

L’opera si avvale di una ricca documentazione iconografica su un pezzo di selciato (la via Egnatia) che riappare dopo secoli di frequentazione, nella linea direttrice di un nuovo itinerario: il Corridoio VIII, aperto con gli stessi fini, per favorire il flusso di persone, idee, mezzi di trasporto e connessioni dall’Adriatico al Mar Nero. I testimonials della giornata saranno Gaetano Dammacco, professore ordinario di Diritto Ecclesiastico e Diritto Canonico presso la II Facoltà di Giurisprudenza (sede Taranto) dell’Università degli studi di Bari e Davide Barletti, documentarista e regista cinematografico.

“Resetto” di Valentina Pansini

Recensione di Maria Grazia Costantino

Resetto. Cronaca oraria di una giornata precaria (ed. Zona, euro 13,00, pp. 121), è il romanzo d’esordio di Valentina Pansini (Molfetta, Bari 1981), laureata in lettere moderne, con esperienze maturate nel campo della critica d’arte e che attualmente vive e lavora a Roma come insegnante (precaria) di lettere.
Tic tac, tic tac, tic tac… è il ticchettio dell’orologio che scandisce il resetto di una giornata precaria di una giovane supplente, con quell’inesorabilità del tempo che avvolge ogni minuto di ogni gesto, pensiero, desiderio, gioia, risata, incontro… Uno stile brioso, una leggerezza mai banale, e un’ironia pervadente rendono piacevole e spesso sorprendente, per i numerosi e simpatici rimandi al mondo del cinema, dell’arte pittorica, della pubblicità, percorrere la giornata di una precaria, ora per ora, dal risveglio all’arrivo a scuola, al rientro a casa.

Divertenti e sfiziose le analisi dei comportamenti e delle “trovate” degli alunni e dei docenti dell’Istituto professionale in cui Valentina insegna, spesso ciniche e sarcastiche le riflessioni sul lavoro di docente, anzi di precaria, che ha dovuto «aspettare una laurea, tre corsi specializzazione, …» per poter iniziare a guadagnare, a venticinque anni, quanto un operaio (lavoro per il quale «nutro il massimo rispetto») che ha iniziato a lavorare a diciotto anni… È davvero caro «“il prezzo della cultura!” …o era il peso?». A casa Valentina, smessi i panni della supplente vessata e diligente, si tuffa su Mns, chatta con le sue “tre fatine” (la cugina e due amiche carissime), riordina la camera, assiste a spassose scene di vita quotidiana, i cui protagonisti sono i genitori con cui vive, sazia di coccole la sua gatta… e il resettamento continua, non si ferma. Anche nella agro-dolce constatazione di essere troppo sfigata per il mestiere più bistrattato in assoluto, l’allegria, la verve e la vivacità, che dominano il romanzo, aprono una prospettiva piacevole e scanzonata su un mondo difficile e assurdo – sia pure affascinante – come quello della scuola… mentre l’orologio, con il suo tic tac, non smette di far sentire la sua voce…

“Il soliloquio della scopa” di Silvestro Capurso

Il soliloquio della scopa (pp. 64, euro 6) è il titolo della prima raccolta di poesie di Silvestro Capurso, giovane poeta e scrittore di Molfetta che va ad arricchire la serie di raccolte poetiche d’esordio pubblicate negli ultimi mesi da giovani e giovanissimi autori pugliesi (solo pochi giorni fa segnalavamo, ad esempio, quella di Adriana Farenga). La raccolta poetica di Capurso è stata pubblicata dalla casa editrice Aracne di Roma. Capurso è nato a Molfetta nel 1985 e si è di recente laureato in Scienze e tecnologie delle arti figurative, della moda, della musica e dello spettacolo presso la Facoltà di Beni Culturali dell’Università degli Studi di Lecce.

Il titolo della raccolta è riferito a un’opera del 1843 di William Henry Fox Talbot, riprodotta in copertina. L’autore ne richiama il signifcato con queste parole: «Capita a volte di avere tanto da dire, una parola per ogni setola della scopa. Parole sul passato e sul futuro, su un presente che sfugge, parole sui sogni e sulle paure, parole su di sé e parole sugli altri. Capita a volte di avere tanto da dire, ma non sapere a chi parlare. Sono le volte in cui ci sente come la scopa, poggiata contro lo stipite, che si affaccia sull’uscio di una stanza socchiusa. E parla per sé, di quel buio al di là della porta. Ché forse di là, dall’altro lato dell’uscio, c’è nascosto nell’ombra chi ascolta “Il soliloquio della scopa”». Le liriche di Capurso si distinguono per alcuni tratti comuni che paiono emergere: in particolare tra quelle che aprono la raccolta, le immagini associate al mare (probabilmente lo stesso della città d’origine dell’autore, come confermerebbe anche la lirica d’apertura, La rammendatrice di reti, richiamo esplicito alla pesca, tradizionale e florido settore economico di Molfetta, uno dei maggiori porti dell’Adriatico) sembrano dare al lettore la sensazione di un abbraccio, quello di una distesa marina che si confonde con la pioggia di Come di giugno o l’Aria di sale dell’omonima lirica. Ma non mancano altre suggestioni che racchiudono al loro interno più liriche: le riflessioni sul tempo che passa, sul tempo inafferrabile, che sfugge e che fa chiedere al poeta «una scusa in più» pur di prolungarne l’estensione. Non mancano poi versi in cui il poeta si confronta, «dall’alto / di questo vetro» in maniera disincantata con la massa («E la gente va / sotto l’acqua che piove / come se non fosse tradita / da precoci autunni / ripetuti sbagli / […] E la gente va / e il vecchio si segna la croce / passando la chiesa / come se non fosse tradita / la vita che domani gli morirà»). E ancora, infine, sono da segnalare le poesie in cui con estrema sensibilità l’autore riesce a trasmettere il senso del tatto, in versi in cui contatti sfiorati o appena accennati rappresentano per il poeta la pausa, il trattenere a sé il tempo che sfugge, la fine, in sostanza, di un soliloquio che diventa dialogo.

Stefano Savella

“Lavoratori e mondi del lavoro in Puglia”

Si tratta della prima di tre presentazioni editoriali su Bari e la Puglia in programma tra oggi e il prossimo 3 giugno a Bari (le prossime saranno segnalate qui nei prossimi giorni) ed è in programma alla Libreria Laterza di Bari con inizio alle ore 18,30:  è la presentazione del nuovo volume curato da Enzo Persichella, in collaborazione con alcuni tra i più accreditati sociologi della Terra di Bari (Franco Chiariello, Letizia Carrera, Leo Palmisano), che esamina, come indica il titolo, Lavoratori e mondi del lavoro in Puglia (pp. 160, euro 18). Il volume, edito da Franco Angeli, come quello dell’altro sociologo pugliese Luigi Pannarale segnalato qui pochi giorni fa, tratteggia uno scenario della realtà lavorativa pugliese, un quadro di riferimento articolato in una gamma di informazioni di tipo statistico, riguardanti le persone occupate, quelle in cerca di occupazione e quelle facenti parte delle non forze di lavoro. Particolare attenzione è rivolta ad alcuni “mondi del lavoro”, quale quello delle donne pugliesi.

Il quadro di riferimento del volume è articolato, più che in «esili andamenti congiunturali», «in una estesa gamma di informazioni di tipo statistico, riguardanti le persone occupate, quelle in cerca di occupazione e quelle facenti parte delle non forze di lavoro (o “inattive”)». L’opera è divisa in tre parti. Nella prima gli autori ricostruiscono i rapporti tra popolazione, lavori e settori produttivi, con attenzione particolare verso gli inattivi, le attività manufatturiere e il Made in Italy pugliese, i rapporti con le istituzionali locali, l’agricoltura e l’artigianato. Nella seconda parte si opera la distinzione nella qualità e nelle tipologie di lavoro tra i lavoratori atipici “regolari” e i lavoratori irregolari. La terza e ultima parte comprende due filoni di studio più specifici. Se Letizia Carrera analizza infatti il rapporto tra donne e lavoro in Puglia e i nodi problematici che lo contraddistinguono, e quello tra giovani e lavoro (con dati anche sul lavoro minorile), Leo Palmisano si concentra invece sul lavoro dei migranti stranieri in Puglia, analizzandone le diverse tipologie (ad esempio chi decide di aprire un’impresa, badanti e colf, o lavoratori stagionali) e le problematiche più rilevanti (vertenze sindacali e politiche regionali di inclusione e integrazione).

PugliaLibre (ri)parte da 405

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405 sono i post, nella stragrande maggioranza segnalazioni e recensioni, che abbiamo ospitato sul blog puglialibre.blogspot.com dal 16 dicembre del 2007. Da oggi, PugliaLibre cambia casa (www.puglialibre.it) ma non il suo obiettivo: valorizzare e dare spazio alla produzione editoriale pugliese delle piccole case editrici sommersa dal mercato editoriale italiano. Non mancherà anche qui lo spazio dato agli autori pugliesi che, per i più vari motivi, pubblicano le loro opere con editori di altre regioni italiane. Nel nuovo spazio video box offriremo un accesso immediato ai video-trailer dei libri pugliesi e un percorso privilegiato lo avranno le rubriche speciali dedicate a Building Apulia, la manifestazione sull’editoria pugliese promossa dalla Teca del Mediterraneo – Biblioteca del Consiglio Regionale della Puglia, le monografie su singoli autori pugliesi di rilievo, la riscoperta di brani di pubblicazioni pugliesi di un secolo fa riportate alla luce dopo lunghe ricerche.

E dal prossimo mese di maggio, PugliaLibre sarà direttamente nelle migliori librerie pugliesi, con le migliori recensioni, gli speciali, le ultime novità della produzione editoriale pugliese!