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Ad Annalisa Panati il premio di narrativa «Valerio Gentile»

Una ragazza ha una dote singolare: attira su di sé i sogni che gli altri hanno abbandonato o rinnegato, e ciò le procurerà un sacco di guai; intorno a lei crescerà l’aspettativa che si tramuterà in rancore, finché… . È la storia de La venditrice di sogni, di Annalisa Panati, veronese, aggiudicatasi l’XI Edizione del Premio Nazionale di Narrativa «Valerio Gentile», l’ormai consolidata kermesse letteraria riservata a scrittori esordienti sino ai 30 anni di età, istituita dall’Associazione culturale Centro studi «Valerio Gentile» di Fasano e dalla Casa Editrice Schena per promuovere giovani talenti e intitolata alla memoria di Valerio (nella foto), che scomparso tragicamente a soli diciassette anni, coltivava con passione la scrittura come forma privilegiata di espressione artistica. Selezionata dalla Giuria del Premio fra decine di lavori pervenuti al concorso, l’opera della Panati, così com’è prerogativa del Premio Gentile, è stata già pubblicata dall’Editore Schena nella Collana «Pochepagine», e viene materialmente consegnata all’autore fresca di stampa durante la cerimonia di premiazione prevista per la serata del 30 agosto, alle ore 19, a Selva di Fasano, nel suggestivo Gazebo dell’Hotel Sierra Silvana, con la presenza di Michele Cucuzza.

Al secondo posto si è classificato il racconto Bulimic Blog di Ilaria Montagni da Arezzo, e al terzo posto quello di Maria Mateeva da Omck (Russia) dal titolo Venezia e dintorni: storie fantastiche e caserecce. Menzione speciale, infine, per il racconto Una vita… tante intense storie della giovane Carmen Conoscitore di Manfredonia.

Dati AIE:

"Il Re di Roma", di G. Lapadula e L. Picconi

Per la collana Who dunnit? della piccola casa editrice Progetto Cultura 2003 di Roma + stato di recente pubblicato un romanzo che vede protagonista un autore pugliese, Giancarlo Lapadula, autore insieme a Lamberto Picconi de Il Re di Roma (pp. 256, euro 12). Il volume è stato anche presentato nei giorni scorsi a Palese, quartiere di Bari, dove è intervenuto anche il sindaco Michele Emiliano. Lamberto Picconi, romano di Trastevere, classe ’48 vive da sempre nella sua città dove esercita, da più di trent’anni, la professione di avvocato penalista. Ha pubblicato articoli su riviste letterarie e una piccola raccolta di poesie (1969). Negli anni ’70 ha fatto una breve esperienza come cronista per un quotidiano locale. Collabora con Edizioni Progetto Cultura curando anche questa nuova collana di gialli. Giancarlo Lapadula, invece, è nato a Brindisi 59 anni fa ma ha diviso la sua vita soprattutto tra Roma e Bari, dove oggi vive e lavora come Professional nel gruppo FS. Ha svolto attività politica e sociale. Negli ultimi dieci anni è stato Consigliere circoscrizionale e poi comunale di Bari ed attualmente è Vice presidente dell’Azienda di trasporto pubblico locale, l’Amtab. Nel 2004 ha fondato l’Associazione culturale “StareInsieme” di cui è Presidente.

Questa la trama del romanzo scritto da Picconi e Lapadula: «Sullo sfondo di una Parma dei nostri giorni, la scomparsa di un bambino, figlio di una delle famiglie più in vista, mette in moto un’intricata vicenda giudiziaria. Un’affascinante investigatrice e un poliziotto della migliore tradizione del noir risolveranno il mistero di strani omicidi-suicidi. Un giallo moderno, raccontato anche con ironia». Lo stesso incipit del romanzo è ambientato nella stazione ferroviaria di Parma, quasi in ossequio all’attività e per “deformazione professionale” dell’autore pugliese del romanzo: «Quella mattina, a Parma, il piazzale Carlo Alberto Dalla Chiesa era pieno di gente. Una bellissima giornata di fine marzo. Il cielo pulito e luminoso annunciava la primavera. Uno stormo di rondini, sul cornicione della stazione, proprio sopra l’orologio centrale che segnava le 11,02, sembrava godere di quell’aria tersa. Quando in lontananza un suono di campane riempì l’aria, lo stormo volò via in direzione di via Verdi, sino a piazza della Pace».

Luigi Longo: un saggio su Emmanuel Lévinas

Per la saggistica filosofica segnalo oggi un volume edito nei mesi scorsi da Manni, dal titolo Da Atene a Gerusalemme. La crisi della filosofia occidentale in Emmanuel Lévinas (pp. 240, euro 20), scritto da Luigi Longo. L’autore del saggio si è specializzato in Teologia della comunicazione nella Pontificia Università Lateranense di Roma. Ha conseguito, poi, la laurea in Filosofia nell’Università del Salento. Attualmente è titolare di borsa di studio nell’Istituto italiano di studi filosofici di Napoli e nell’Università Roma Tre.

Nella prefazione di Giovanni Invitto si legge, tra l’altro: «Il Lévinas di cui si parla in questo nutrito, accurato, documentato lavoro, è sulla linea di un pellegrinaggio ancora inverso rispetto a quello dello Zarathustra nietzscheano: è Abramo che sale la montagna non per scoprire la morte di Dio, ma per constatarne la presenza e la sua non trasformabilità nel Detto».
«Il libro – si legge in una recensione apparsa su http://www.lecceprima.it/ – ripercorre la teoresi di Lévinas, presentata come “evasione” dalle categorie proprie della tradizione filosofica occidentale […] verso un’alterità, anch’essa facente parte della tradizione occidentale minore, rappresentata dalle categorie dell’ebraismo. E questo proprio quando il pensiero occidentale è ormai arrivato alla crisi, ispirata da Nietzsche e poi portata a compimento da Heidegger, dell’ontologia metafisica che ne aveva permeato gli sviluppi».

Salento’s movida, di Armando Tango

È stato pubblicato il mese scorso dalla Glocal Editrice di Lino De Matteis (autore ed editore del successo di Il Governatore tre anni orsono), il nuovo libro di Armando Tango, Salento’s movida (pp. 244, euro 14), un romanzo che giunge alcuni anni dopo i precedenti La Lecce di papà (Eda) e Scusi, vuol ballare con me? (Del Grifo). Armando Tango è da anni lo pseudonimo di Teo Pepe, giornalista del Nuovo Quotidiano di Puglia, dove è apparsa nei giorni scorsi una bella recensione di Rossano Astremo (consultabile sul blog Vertigine). In particolare, Astremo scrive che «così come il recente “Italian fiction” di Michele Vaccari, anche “Salento’s movida” è un attacco frontale nei confronti del nostro Paese, che in questo caso utilizza il Salento come metonimia, la parte di un tutto in liquefazione, dove la moralità èparola priva di senso e corruzione, perversione e finzione (appaio quindi esisto) sono elementi senza i quali, in fondo, sei un perdente, destinato al più misero dei fallimenti».

Ha scritto poi Gloria Indennitate in una recensione apparsa su «La Gazzetta del Mezzogiorno» il 23 dicembre scorso: «Viaggia nel mondo onirico della «finzione» il nuovo libro di Armando Tango dal titolo Salento’s movida […]. Non potrebbe essere altrimenti, leggendo i nomi dei protagonisti del romanzo che respira forte «L’odore dell’estate» (il sottotitolo) del 2007. Dall’avvenente Brooke (già come la bionda di Beautiful) al fotografo Pachi, bello e dannato; dal «popolano» Ivan voglioso di far parte degli «spiati» glamour del Grande Fratello all’agente segreto Bebawi dello Zebal. Ancora incontriamo il dj Claudio Capece (cognome altisonante nell’aristocratica Maglie); la nobildonna Adriana Cristofalco; il commercialista Massimo Bellardoni e la consorte, ex Miss Puglia, Anna Franci… E, culmine di tutto, ecco «Pappa», clone di Adriano Pappalardo. Volti e destini che danno vita ad un plot dal chiaro sapore noir, nel quale la scrittura di Tango, in alcuni punti perfino un po’ pulp, avvinghia il lettore, conducendolo per mano nei luoghi della Lecce by night e del «Salento da bere», come Santa Maria di Leuca. A far da sfondo all’intreccio sofisticati bed & breakfast, sontuosi palazzi barocchi e ville eclettiche».

Via: http://www.linodematteis.it/; http://vertigine.wordpress.com/ (dove è presente anche un breve estratto dell’opera)

La segnalazione di oggi riguarda un altro esordio letterario, quella della giovane giornalista e traduttrice foggiana Emiliana Erriquez, con il titolo Lasciami stare (pp. 272, euro 12), pubblicato per la Giovane Holden Edizioni di Viareggio, casa editrice e agenzia editoriale rivolta prevalentemente al popolo dei bloggers. L’autrice, trentenne, «si è laureata in Lingue e Letterature Straniere nel 2002, ha conseguito un master di specializzazione in Traduzione e collabora attualmente con il settimanale ‘Foggia&Foggia’. Si occupa di comunicazione e di traduzioni. Nel 2006 ha vinto il Premio Giuseppe Sciacca, nella sezione saggistica, con un saggio su Oriana Fallaci».

Nella quarta di copertina si legge: «Nel romanzo di Emiliana Erriquez si alternano due voci narrative, quella di una giovane donna messa alla prova dal destino ma che è riuscita a trovare comunque il suo equilibrio tra luce ed ombra e quella di una bambina che vede il suo mondo sgretolarsi in un luminoso mattino di settembre.Ed è proprio in questa contrapposizione narrata con toni pacati, che nulla tolgono però alla tensione narrativa, che il romanzo trova il suo punto di forza. Il lettore si immerge in una storia che avverte come un prisma dalle sfaccettature colorate, emozioni, sensazioni, vulnerabile speranza e sottintesa caducità della vita si fondono e si confondono, seducendo e ammaliando fino all’ultima pagina». La storia narrata, a metà tra realtà e fantasia, tra vissuto e immaginato, prende le mosse dal massacro di Beslan (nell’Ossezia del nord, una repubblica autonoma della regione del Caucaso, nella federazione russa) del primo settembre 2004, primo giorno di scuola, quando 72 ore dopo il sequestro e il successivo blitz dell’esercito russo si contarono tra le vittime anche centottantasei bambini.

Emiliana Erriquez ha anche deciso di devolvere il 10% del ricavato delle vendite alla Lilt, la Lega italiana per la lotta contro i tumori.